giovedì 11 agosto 2016

Giovanni Luca Conforti: gorge, passaggi e altri abbellimenti




Citarista, partic. di incisione di Dall'Acqua
citarista (partic. da incis. di Dall'Acqua)

In un articolo precedente, dedicato a Monteverdi e Tasso, si è fatto cenno alle ‘gorghe’ (o ‘gorge’), esemplificando con un esercizio di Giovanni Luca Conforti. È ora il momento di riprendere il discorso. Non è – come potrebbe sembrare a prima vista – un argomento di esclusiva pertinenza di eruditi. Già il fatto che le ‘gorghe’ rientrassero nella pratica esecutiva generalizzata dei cantanti del XVI e XVII sec., e oltre, dovrebbe bastare – io credo – a richiamare l’attenzione di chiunque abbia interesse al belcanto e al suo svolgimento. Ma c’è  di più: esse erano pratica corrente anche nella musica strumentale, sebbene in questi casi si preferisse parlare di ‘passaggi’ o ‘diminuzioni’. Uno dei trattati teorici più antichi sull’argomento, la Fontegara di Silvestro Ganassi del Fontego (1535), è dedicato al flauto (diritto), ma con la precisazione che esso può risultare utile “ad ogni histrumento di fiato  et chorde, et ancora a chi si diletta di canto”. In realtà, trilli, gorge, diminuzioni e passaggi rientrano nel grande tema delle tecniche di ornamentazione e d'improvvisazione sia vocale che strumentale, e sono tra le premesse essenziali alla meravigliosa fioritura della musica barocca.


Giovanni Luca Conforti

Consentitemi, dunque, di riprendere l’argomento  e di svilupparlo in concomitanza con un cenno a un paio di episodi interessanti della vita dell’autore che ci ha fornito l’esempio precedente e altri ce ne fornirà in questo articolo. Non solo per un banale motivo di gratitudine postuma, ma anche perché questo ci offrirà l’occasione per una fuggevole sbirciatina nella vita musicale delle corti post-rinascimentali, in particolare quella papale, con la sua prestigiosa Cappella Sistina, e quella del duca di Mantova.
Giovanni Luca Conforti, dunque. Chi era costui?
Il richiamo al celebre incipit manzoniano appare più che giustificato. Da molto tempo, ormai, quello del Conforti è un nome noto solo agli specialisti. Ma ai suoi tempi Giovanni Luca – cantante, compositore, teorico musicale – fu artista noto e ricercato. Basterebbe, a provarlo, la testimonianza del protonotario Capilupi, emissario del duca di Mantova Guglielmo Gonzaga (1538-1587). Scrivendo da Roma al suo signore – mecenate ed egli stesso musicista dilettante, all’affannosa ricerca di musici di valore per la sua corte – Capilupi suggerisce appunto il nome del Conforti, esaltandone le straordinarie doti di ‘falsetto’ (“il meglio che sia in Roma”!) e l’eccellenza nella musica profana[1]. Valutazione confermata, molti anni dopo (1640), da Pietro Della Valle, un musicista molto critico con i musici della generazione del Conforti. Eppure, riandando agli anni della sua fanciullezza, non può fare a meno di ricordare con ammirazione il ‘falsetto’ Giovanni Luca, “gran cantore di gorge e di passaggi, che andava alto alle stelle”.
Chi era, dunque, questa celebrità canora della fastosa Roma del tardo Cinquecento; questo ‘falsetto’ che, per riprendere le parole di Capilupi, "canta di testa e fa contrappunti e, come si dice, di gorga che pare un rosignuolo”?
La prima notizia certa la troviamo nel registro dei cantori della Cappella Sistina, all'anno 1580: Ego Joannes Luca Conforti clericus militensis. La formula, di mano dell'interessato, ce ne attesta l’appartenenza al clero di Mileto (militensis è un evidente lapsus calabrese – da Militu – per il corretto miletensis), e l'avvenuta affiliazione al coro della Sistina. Nulla ci dice, invece, della data del suo arrivo a Roma; né degli appoggi che consentirono al giovane provinciale di farsi conoscere e apprezzare nel selettivo circolo della Cappella pontificia tanto da esserne cooptato ventenne o poco più.


Mileto



Mileto in una stampa del ‘600

Mileto in una stampa del ‘600:
in alto a sinistra (L), il Seminario dove C. ricevette la sua formazione
 Distrutta dal disastroso terremoto del 1783, e ricostruita un paio di km più a ovest, Mileto è oggi una cittadina di circa 7000 abitanti, in provincia di Vibo Valentia; e condivide la sorte non particolarmente felice di tanti altri paesi dell’interno della Calabria. Ebbe il suo momento di fortuna e di grandezza nella seconda metà dell’XI sec., quando il normanno Ruggero I d’Altavilla, Conte di Calabria, poi anche di Sicilia, ne fece la propria capitale e vi promosse l’istituzione di una sede vescovile conservatasi fino ai giorni nostri.
Poco sappiamo delle condizioni dell’arte musicale a Mileto nel XVI sec. (i documenti, evidentemente, andarono distrutti nel terremoto dell'83). Ma sembra che presso la cattedrale fosse attiva una Schola cantorum di qualità non spregevole. Del resto, da Mileto proveniva anche Giandomenico Martoretta (o La Martoretta, come, con malcelata civetteria, preferisce firmarsi), un madrigalista dalla  vita errabonda, nato verso il 1515, ricercato e conteso per la sua bravura da diverse corti. In questo ambiente, dunque, nacque Giovanni Luca Conforti verso il 1560[2], e qui certamente ebbe la sua prima formazione musicale. 
 

L’affaire Palestrina

Sisto V (partic.) - Loreto
Sisto V (partic.) - Loreto
A Roma dovette arrivarci lo stesso anno della sua affiliazione alla Sistina, e la scoperta del raffinato ambiente musicale romano non mancò di affascinarlo. Ne troviamo un’eco in poche righe della sua Breve et facile maniera d'essercitarsi – di cui parleremo più avanti – volte a spiegare le ragioni della sua iniziativa editoriale. L'autore vi dichiara il proposito di alleviare la fatica di quanti intendono perfezionarsi nell’arte del canto ‘ornato’ e nella tecnica dell’improvvisazione; proposito suggerito  dalla constatazione che “solo nelle Città grandi, et nelle Corti de’ Prencipi, si usa il modo di cantar con vaghezza et dispositione, et che quelli che in ciò hanno riportato lode sono stati, per lo più, virtuosi non in esse nati, ma forastieri ivi trasportati”, costretti ad acquistarne la tecnica con un apprendistato lungo e faticoso, non sostenuto da appropriate regole teoriche. Parole nelle quali sembra di poter leggere, in filigrana, da un lato l’entusiasmo destato in lui dalla rivelazione di una raffinatezza finallora insospettata (come doveva apparirgli rozzo, ora, il canto della cattedrale della sua piccola Mileto!), dall’ altro l'orgoglio del provinciale che, grazie alle doti naturali e alla severità dell'impegno, è riuscito a imporsi, a preferenza dei ‘cittadini’, nelle “Città grandi et nelle Corti de' Prencipi”.
Ma la sua felice condizione non doveva durare a lun­go. Il 31 ottobre 1585 il buon Conforti veniva messo bru­talmente alla porta dal Papa in persona. Le circostanze di tale evento non sono ben chiare nei particolari. Nell’Ottocento ne ha tentato una ricostruzione Giuseppe Baini, in un ampio studio dedicato alla vita e alle opere di Pierluigi da Palestrina, basandosi essenzialmente sul dia­rio manoscritto dell’allora segretario del Collegio dei can­tori della Sistina Paolo da Magistris, ma qua e là aiutan­dosi con la fantasia[3]. Da tale resoconto sembra di capire che in definitiva l’ingenuo Giovanni Luca si sia lasciato coinvolgere e travolgere da un intrigo ordito dallo stesso Sisto V. La foga riformatrice del grande Papa, da poco asceso al trono, investì anche il Collegio dei canto­ri della Cappella Sistina, sconvolgendone il tradizionale assetto di potere. Deciso a sottrarlo al controllo d’un ecclesiastico d’alto rango (di solito un “vescovo assisten­te”, quasi sempre ignaro di musica), progettò di affidarne la direzione a Pierluigi da Palestrina, che della Cappella era, in quegli anni, il compositore uffi­ciale. Per qualche sua ragione, però, papa Sisto non volle agire direttamente. Convocò dunque l’allora “Maestro” della Cappella Mons. Boccapadule, e gli ordinò di adoperarsi affinché i cantori ‘richiedessero’ come loro Maestro appunto il Palestrina (che, in ogni caso, sembrerebbe estraneo all’intrigo). Il Boccapadule, ovviamente, si dichiarò pronto all’obbedienza, ma, consapevole del vespaio di proteste che l’innovazione avrebbe suscitato soprattutto tra i cantori “anziani”, cerca di agire con diplomazia. Le cose vanno per le lunghe, e il cardinale Michele Bonelli (detto l’Alessandrino), vicario generale e scrupoloso esecutore della volontà del focoso Pontefice, ordina l’immediata consegna delle “Costituzioni” della Cappella. A re­cargliele è una delegazione di cui fa parte il Conforti. Evidentemente i delegati non seppero tenere la bocca chiusa. Sta di fatto che, poco tempo dopo, quattro cantori si ritrovano, d’ordine del Pontefice, espulsi dal Collegio. E mentre due di loro una quindicina di giorni dopo saranno perdonati e riammessi, per Giovanni Luca e per Gian Bat­tista Giacomelli (i due che si erano espressi con più franchezza?) non valgono né preghiere né promesse.


Compositore e curatore editoriale

Seguire le tracce del miletese nei sei anni successivi è piuttosto complicato. Il già citato Baini scrive che il Conforti, pur corteggiato per la sua bravura da Cappelle e da Principi, non volle “mescolare alla rinfusa nella sua fama disonoranze ed onori” e preferì “nascondersi in Mileto e tollerare pazientemente la sua umiliazione”. A Mileto, dunque! A smaltire, tra cose e persone familiari, la sua “umiliazione”. Una sorta di ‘regresso all'infanzia’, in fuga dai problemi della vita reale. Sennonché, questo ritorno ai luoghi d’origine sembra, più che altro, un par­to della fantasia del Baini. Già nel gennaio del 1586, infatti - a circa due mesi dal “licenziamento” - troviamo il Conforti ancora a Roma, contattato da agenti del duca di Mantova Guglielmo Gonzaga che lo vorrebbe al suo servizio. Il duca, visti fallire i numerosi tentativi di avere al­la sua corte cantori eunuchi - ricercati inutilmente non solo in Italia, dove allora (sia detto con onore!) erano rari, ma anche in Fran­cia, e persino in Spagna, che ne abbondava - si era rassegnato ad accontentarsi di “falsettisti”, uomini che, cantando di falsetto, erano in grado di sostenere digni­tosamente, se non con l'eccellenza dei castrati, parti di contralto o di soprano. Ma li voleva con la testa a posto, con “buona voce”, “sicuri nel cantare”; meglio ancora se esperti nel contrappunto e valenti suonatori di liuto. E, soprattutto, non troppo cari! Gli emissari del duca, tra cui il cantante basso Paolo Facone, il “patriarca di Geru­salemme” Scipione Gonzaga e il protonotario Capilupi, as­sunte informazioni e constatato di persona, suggeriscono il nome del “falsetto” Giovanni Luca, cioè appunto del Conforti. Ed è proprio dalla fitta corrispondenza relativa a queste trattative che abbiamo tratto le citazioni del Capilupi sopra riportate. Le trattative comunque non ap­prodarono a nulla, perché il Conforti, consapevole del proprio valore “di mercato”, dovette avanzare pretese giudicate troppo onerose.
Tra le attività di questo sessennio, che il Baini incautamente definisce di “umiliante riposo”, c’è anche quella di curatore di edizioni musicali. È lui che “firma” la pubblicazione del I volume delle Canzonette di Paolo Quagliati, in data 15 giugno 1588. Iniziativa premiata da immediato successo, se a soli quindici giorni di di­stanza, avute “nelle mani altre canzonette del signor Pa­olo Quagliati, ch’egli ha composte a richiesta di varie gentildonne romane”, si affretta a pubblicarne un secondo volume nel quale inserisce, al N° 15, una propria “canzonetta” intitolata Amara vita è quella degli amanti. Sempre – a quanto pare – senza autorizzazione del Quagliati.
La sua aspirazione più profonda rimase comunque sempre quella di poter tornare, un giorno, a far parte della prestigiosa Cappella pontifi­cia. La morte dell'implacabile Sisto (1590) riaccese le sue speranze; e queste infine trovarono coronamento sotto Innocenzo IX, il 4 novembre 1591.
Per gli anni successivi non abbiamo notizie partico­lari. La sua vita dovette scorrere tranquilla e operosa, tra l’esercizio della professione e connesse iniziative editoriali, come, nel 1592, la pubblicazione di un’antologia di composizioni sacre a otto voci tratte da diversi autori.
  
 
esempi di gorghe e ribattute di gola da Confort
fig 1: 
 (da Conforti, Breve et…): si osservi l’andamento sinuoso e gli svolazzi della voce; e, alla terza battuta del terzo rigo, un bell’esempio di ‘ribattuta di gola’; la prima nota del terzo rigo, subito dopo la chiave di soprano, è la oggi disusata ‘breve’, del valore di 4/2; (le noticine sovrapposte sono alternative)

Gorge, passaggi e altro

La pubblicazione della sua opera per noi più interessante cade, molto probabilmente, nell’anno successivo. (La data purtroppo non è sicura: nell'unico - a mia conoscenza - esemplare superstite (Bologna, Museo internazionale e biblioteca della musica) le cifre intermedie del millesimo sono illeggibili; dunque 1593 o 1603?). Si tratta della già ricordata Breve et facile maniera d'essercitarsi ad ogni scolaro, non solamente a far passaggi, ecc. ecc. (il titolo occupa l'intera prima pagina, esponendo analiticamen­te il contenuto e indicandone i destinatari). Il libretto consta di una quarantina di paginette, trenta di scrittu­ra musicale (gli “esercizi”) e otto di “dichiaratione” che, oltre ad offrire la chiave di lettura degli esercizi, espone la posizione teorica dell'autore.
L'intento - lo si è già capito - è eminentemente didattico. A noi, però, inte­ressa di più per le non poche informazioni utili alla ri­costruzione della storia del canto e delle tecniche dell'ornamentazione e dell'improvvisazione sia vocale che strumentale.
Il Conforti vi illustra l’arte di ornare, cioè di abbellire una melodia mediante le gorge (o gorghe) o – come lui preferisce dire – i passaggi. Termine, questo, molto comune, tanto che se ne era derivato un verbo transitivo: passaggiare, cioè sottoporre una melodia a tale trattamento esornativo. Indica, appunto, il ‘passaggio’, diciamo così indiretto, da una nota all’altra di una data melodia, ottenuto con la frammentazione di una nota lunga in ‘noticine’ di durata minore ma complessivamente equivalente a quella di partenza. Ne risulta un’esecuzione fiorita e sinuosa (andamento reso materialmente visibile nella scrittura confortiana, dove i tagli delle serie di crome e semicrome sono tracciati non nel consueto modo rettilineo ma seguendo, approssimativamente, il profilo melodico delle note; v. fig. 1 e 2). Un’esecuzione che, per il lussureg­giante moltiplicarsi di note e noticine accessorie, assu­me tratti decisamente barocchi e spesso, per la rapidità e difficoltà dei passaggi, carattere virtuosistico. Il Conforti si colloca così, grazie a quest’opera, nella serie di quei trattatisti (Ganassi del Fontego, Diego Ortiz ecc.) che con il trattamento virtuosistico di una delle linee melodiche della polifonia favoriscono l'evoluzione verso l'esecuzione solistica non solo vocale, ma anche strumen­tale, per questa parte preparando, con largo anticipo, gli sviluppi della musica barocca.

 
esempi di trillo e groppo, da Conforti

fig. 2 
(da Conforti, Breve et ): È facile constatare che all’epoca si chiamava trillo quello che per noi è un tremolo, mentre il nostro trillo era detto groppo ( o gruppo).


 Una voce critica: Caccini


Usato con gusto e senso della misura, questo procedimento poteva aggiungere al pezzo grazia e leggerezza. Il guaio era che i cantanti più dozzinali tendevano ad abusarne, suscitando la riprovazione dei musici più sensibili e di palato più fine. Si è vista, nell’articolo precedente, la posizione di Monteverdi. Qui voglio concludere con un ammonimento di Giulio Caccini, il cantante e compositore che, nella ricostruzione degli studiosi, contende a Conforti l’invenzione del trillo (v. fig. 3). Ammonimento tuttora non privo d'interesse, anche se il carattere ‘partigiano’ della posizione del Caccini è certamente innegabile. Di un decennio più vecchio del Conforti, legato alla Camerata fiorentina e tra i creatori del melodramma, Caccini combatte una sua battaglia in difesa del valore prioritario della parola poetica, a suo giudizio irrimediabilmente compromessa dalla polifonia, che utilmente si rimpiazzerebbe col canto monodico. Per la stessa ragione si batte contro l’abuso dei ‘passaggi’, nati nell’ambito di quel contrappunto che per lui non è che “laceramento della Poesia”. Gli “intendentissimi gentilhuomini” della Camerata fiorentina – scrive nell’introduzione alle Nuove musiche (1601) – lo hanno sempre incoraggiato “a non pregiare quella sorte di musica, che, non lasciando bene intendersi le parole, guasta il concetto et il verso”, come avveniva a quegli interpreti che infarcivano di ‘passaggi’ “ogni qualità di musiche pur che per mezzo di essi fussero dalla plebe esaltati, e gridati per solenni cantori”. “I passaggi – ammonisce Caccini – non sono stati ritrovati perché siano necessarii alla buona maniera di cantare, ma credo io più tosto per una certa titillatione a gli orecchi di quelli che meno intendono che cosa sia cantare con affetto [cioè con espressione, secondo il senso del testo poetico]; che, se ciò sapessero, indubitatamente i passaggi sarebbono abborriti”.
esempio di trillo e gruppo, da Caccini

fig. 3
 (da G. Caccini, Le nuove musiche): conferma quanto già osservato a proposito di trillo e gruppo.
 


[1] Falsetto, o falsettista, era il cantante maschio capace di cantare nei registri tipicamente femminili di contralto e di soprano. Era chiamato così perché emetteva una voce ‘falsa’, di testa.
[2] La data di nascita – 1560 – è congetturale e approssimativa. Più sicura, da qualche decennio, quella di morte, che Giuseppe Ferraro, sulla base di una segnalazione di Rostirolla, assegna all’11 maggio 1608.

[3] La ricostruzione del Baini è stata messa in dubbio e corretta su parecchi punti da diversi studiosi. Per esempio, Giuseppe Ferraro, nel 1981, riprendendo e sviluppando un suggerimento di R. Casimiri, attribuisce l’espulsione  a una presunta adesione di Conforti a un’altra associazione, e precisamente alla Soliditas musicorum de Urbe, intitolata a S. Cecilia. Ma, sulla base di considerazioni che qui sarebbe fuor di luogo riportare, ritengo che, almeno nella sostanza, l’ipotesi del Baini sia ancora la meno lontana dalla verità.

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