Passa ai contenuti principali

Perosi, Passione di Cristo, P. III - Invito all'ascolto

A. Ciseri, Trasporto di Cristo al sepolcro All'oratorio  La Passione di Cristo,  di Lorenzo Perosi, avevo dedicato un post l'anno scorso, proponendo un'analitica guida all'ascolto delle prime due Parti (“La Cena del Signore” e “L’orazione al Monte”) che si erano concluse con l'arresto di Gesù  ( v. Passione ).    Dedico questo nuovo post alla terza e ultima parte.   Premetto che in questo “Invito”, l’analisi sarà programmaticamente meno minuziosa di quella condotta nel post precedente. Per amore di brevità, farò di tutto per resistere al fascino della musica perosiana, limitandomi a qualche annotazione sui passi e gli aspetti più salienti. Ma entriamo subito in argomento. Nella Parte III Perosi, omessi i versetti dedicati al duplice processo (davanti al Sinedrio, e davanti a Pilato) si concentra – come dice il titolo – su “La morte del Redentore” (testo: Mc XV 25-37). Anche questa Parte si apre con un breve preludio strumentale, impostato sulla tonalità di ...

Omaggio al drammaturgo Aldo Nicolaj nel centenario della nascita.


foto di Aldo Nicolaj

Aldo Nicolaj
(da Wikipedia)



Il 15 marzo prossimo ricorre il centenario della nascita di Aldo Nicolaj. È un drammaturgo italiano (nato a Fossano nel 1920 e spentosi a Orbetello nel 2004), insignito di vari riconoscimenti, e tuttavia forse più noto e amato all’estero che in patria.
Io stesso lo conobbi all’estero. Ne ebbi un’ottima impressione, e perciò mi sento quasi in obbligo di rendergli omaggio con la mia modesta testimonianza.
Era il 5 febbraio 1993. A Lubiana – fiera della riconquistata indipendenza – si dava la sua Classe di ferro (tradotta in sloveno col titolo Prva klasa, letteralmente “Prima classe”).
Al “Mala Drama” era atteso anche l’Autore, in ritardo per la nebbia. Nel frattempo ebbi modo di scambiare qualche parola col regista Babič, un uomo di grande modestia; originario dell’Istria slovena – diceva – ma abitante perlopiù a Trieste, dove aveva lavorato – e continuava a lavorare – per la TV slovena.
Verso la fine della rappresentazione arrivò, finalmente, Nicolaj, giusto in tempo per condividere con gli interpreti gli applausi e l’entusiasmo del pubblico.

“Avrei preferito andare a letto” mi confida mentre, in gruppo, ci rechiamo al ristorante. “Sono in piedi dalle sei”. Poi, forse stuzzicato da qualche mia attestazione di stima, accenna a un moto di rammarico per la scarsa accoglienza riservata alle sue opere in Italia.

A tavola ci sono i tre attori, il regista, Valeria (una gran bella ragazza incaricata delle pubbliche relazioni del teatro), un uomo che non conosco e che non parla quasi mai (forse l’autista), e, naturalmente, l’Autore. Gli attori affermano che nel recitare quest’opera si sono essi stessi divertiti. Nicolaj racconta che in Francia, dopo una rappresentazione di questa sua commedia davanti ad anziani e specialisti di geriatria, invitò i presenti a discutere. Ma non accenna al contenuto di quelle discussioni. Spiega, invece, il retroterra delle sue composizioni: “Non so guidare, perciò vado a piedi, o in autobus, e ascolto e… rubo”. Parla anche dell’inizio della sua collaborazione con la Borboni. Fu lei a chiedergli espressamente un monologo per una “puttana”; Nicolaj rispose facendo modestamente rilevare l’incongruità di quella professione con l’età della Borboni. L’anziana attrice parve arrendersi. Ma la sera dopo gli telefonò: “In Via Veneto ho conosciuto una puttana di 65 anni con la quale ho parlato per molto tempo; le ho posto il problema e le ho promesso che andrai a trovarla; pago io, ma ci devi andare, e mi devi scrivere il monologo”. “Naturalmente non ci andai – conclude. – Ma il monologo lo scrissi lo stesso”. Dice anche, visibilmente compiaciuto, che in quei giorni ben ottanta teatri russi stavano rappresentando opere sue.

Permettetemi, a questo punto, di aprire una parentesi per dedicare qualche riga alla bravissima interprete di Ambra, l’attrice Iva Zupančič, da un paio d’anni passata anche lei, purtroppo, nel mondo dei più.


foto dell'attrice Iva Zupančič
L’attrice Iva Zupančič (1931-2017)
(dal sito drama.si)
Nella conversazione, l’Autore – com’è ovvio – è conteso da tutti, e io, seduto al suo fianco, ritengo mio dovere restare un po’ defilato. Converso, perciò, soprattutto con l’attrice,  non più giovanissima (aveva 61 anni) ma ancora piacente e, soprattutto, molto garbata e simpatica. Si parla di vari argomenti. Di teatro, naturalmente (e scopro con soddisfazione che neanche a lei è piaciuto il tanto osannato Re Lear con la regia di Jovanović presentato l’autunno precedente); di Burri (aveva visitato la mostra appena inaugurata alla Moderna Galerija e ricordava di aver già visto una sua mostra a Venezia, forse nel ’60); di De Chirico, di cui desiderava tanto di aver l’occasione di vedere qualcosa. E, naturalmente, anche di cibi. Loda la bontà dei ristoranti italiani, almeno quelli di Londra. Nei ristoranti italiani di Londra – dice – posso andare sicura di mangiar presto e bene, e senza eccessive preoccupazioni per la mia non molto fornita borsa di attrice.

Ma torniamo a Nicolaj.

L’entusiasmo del pubblico si rinnova, la sera dopo, alla recita di alcuni suoi monologhi affidati alla brava Polona Vetrih. L’Autore è presente ma defilato.
A fine spettacolo la Vetrih si volge verso un palco di destra e dice in italiano: “Caro Aldo, grazie!”. Il palco s’illumina. Ed eccolo, Nicolaj, in piedi, restituire il ringraziamento. “Grazie – riprende l’attrice – di questi bei monologhi che reggono a Lubiana da ormai ben cinque anni!”.
Mentre la sala comincia a sfollarsi, corro nel palco a congedarmi dall’autore. Lo trovo molto compiaciuto. Nel breve colloquio accenna alla bravura dell’attrice, al fatto che tra breve dovrà incontrare il Presidente della Repubblica, alla storia del III dei monologhi recitati. “Mi fu chiesto dalla Magnani”, spiega. “– Voglio un monologo! – mi disse in tono perentorio.  – Un monologo per una donna che ancora scopa! –”.
   
Grazie anche da parte mia, Aldo Nicolaj. Chiudo con l’auspicio che questa ricorrenza rilanci (come pare stia già accadendo) le tue opere, che meriterebbero, nella tua patria, più ampio riconoscimento. E con l’invito, a chi legge queste righe, di andare a vedere – o almeno leggere – questa Classe di ferro, questa… “Prima classe”, come dicono gli Sloveni. Una commedia amara (ma divertente!), un testo oggi più attuale che mai, se è vero che, lanciata da un ‘intellettuale progressista’, va diffondendosi l’inedita convinzione che gli anziani siano, per definizione, nemici delle nuove generazioni (cioè dei propri figli e nipoti!), e vadano perciò privati quantomeno del diritto di voto!

Commenti

Post popolari in questo blog

DANTE E IL PUSILLANIME

Dante chiuso nel suo elegante ‘lucco’ rosso. Firenze, Bargello, Cappella della Maddalena. Oggi si tende ad attribuirlo, invece che a Giotto, a qualche suo discepolo. Ma è quasi certo che il cartone preparatorio fosse di Giotto, che aveva conosciuto Dante, se non prima, almeno al tempo dei suoi lavori a Padova. Tra le non molte iniziative culturali recenti degne di nota è certamente la decisione di consacrare una giornata (25 marzo) alla celebrazione annuale della “nostra maggior Musa”, di cui l’anno prossimo ricorre il settimo centenario della morte. Purtroppo la celebrazione inaugurale non parte sotto buoni auspici. Quest’anno, infatti, la data prescelta cade nel bel mezzo dell’epidemia.   Tuttavia, a dispetto del coronavirus, voglio festeggiare a mio modo l’Alighieri presentandovi un brano della sua opera.   Non è tratto dalla Divina Commedia (a qualcuno potrebbe parere scontato o difficile!), bensì da un’opera relativamente minore, e per giunt...

Monteverdi e Tasso - Il Combattimento di Tancredi e Clorinda - “Invito all’ascolto”

incisione (da Sisto Badalocchio, sec. XVII): part. del battesimo di Clorinda Avrei voluto evitare questo sottotitolo, sostituendo al termine “invito”, dal sospetto sapore démodé , il più neutrale “introduzione”. Ma così facendo avrei finito per dissimulare, almeno in parte, le mie vere intenzioni. Perché il mio pezzo vuole essere, almeno implicitamente, anche un invito . O quantomeno un suggerimento, rivolto ai tanti che ancora non lo conoscono, a riscoprire questo piccolo capolavoro di Claudio Monteverdi : Il Combattimento di Tancredi e Clorinda , vecchio ormai di quasi quattro secoli, eppure, chi lo intenda, ancora fresco e palpitante di commozione. Si tratta di un testo poetico, tratto dal libro XII della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso , di cui il musicista cremonese mette in musica – con adeguato accompagnamento strumentale – le ottave (strofe o stanze) dalla LII alla LXVIII, con l’esclusione della LXIII. Un episodio, quello scelto da Monteverdi, all’epo...

Perosi, Il Natale del Redentore

  Il Natale del Redentore di Perosi: Testo e Guida all'ascolto della Parte seconda. INTRODUZIONE Giotto, la Natività Padova, Cappella degli Scrovegni Problema preliminare  A distanza di un anno, torno ad augurare buon Natale ai miei amici con un post di musiche natalizie. Questa volta porterò in scena Il Natale del Redentore , un oratorio di Lorenzo Perosi (Tortona 1872 – Roma 1956). Prima, però, ritengo doveroso affrontare un problema preliminare. Ha senso proporre a un pubblico indifferenziato (credenti di varie confessioni religiose, atei, agnostici ecc.) un’opera d’arte di contenuto apertamente religioso, cristiano? Chiarisco subito che la questione qui proposta non riguarda la presunta opportunità di evitare opere che possano risultare “offensive” alla sensibilità di “altre confessioni religiose”, come ipocritamente generalizza chi non ha nemmeno l’onestà di chiamare le cose col loro nome. Una siffatta pretesa non è né un problema,...