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Perosi, Passione di Cristo, P. III - Invito all'ascolto

A. Ciseri, Trasporto di Cristo al sepolcro All'oratorio  La Passione di Cristo,  di Lorenzo Perosi, avevo dedicato un post l'anno scorso, proponendo un'analitica guida all'ascolto delle prime due Parti (“La Cena del Signore” e “L’orazione al Monte”) che si erano concluse con l'arresto di Gesù  ( v. Passione ).    Dedico questo nuovo post alla terza e ultima parte.   Premetto che in questo “Invito”, l’analisi sarà programmaticamente meno minuziosa di quella condotta nel post precedente. Per amore di brevità, farò di tutto per resistere al fascino della musica perosiana, limitandomi a qualche annotazione sui passi e gli aspetti più salienti. Ma entriamo subito in argomento. Nella Parte III Perosi, omessi i versetti dedicati al duplice processo (davanti al Sinedrio, e davanti a Pilato) si concentra – come dice il titolo – su “La morte del Redentore” (testo: Mc XV 25-37). Anche questa Parte si apre con un breve preludio strumentale, impostato sulla tonalità di ...

Montale e Leoncavallo, III : Un giudizio equilibrato

Vorrei concludere questa breve silloge, dedicata al rapporto di Montale con Leoncavallo, con una valutazione complessiva del compositore napoletano, che il poeta presenta e sottoscrive a nome proprio. A quarant’anni di distanza dall’intervento a nome altrui (vedi post 24 aprile e 19 maggio), sul Corriere d’Informazione del 25/26 aprile 1956 Montale recensisce uno spettacolo ibrido: per riempire la serata (o, più probabilmente, per esorcizzare lo spettro della sala deserta), l’accorto programmatore aveva prudentemente affiancato, ai Sette peccati del dodecafonico Veretti, i Pagliacci del ‘retrivo’ Leoncavallo; un’operina che, a dispetto dei dileggi di ‘rivoluzionari’ e ‘innovatori’, esercitava un sicuro effetto calamita, potendo esibire più di sessant’anni di trionfi nei teatri di almeno mezzo mondo.   Sul lavoro “seriale” di Veretti il critico fila via con qualche apprezzamento di circostanza, e con   bonaria ironia sulle virtù … visuali e democratiche della...

Montale e Leoncavallo (2): una marachella di Montale

Montale e Leoncavallo (2): u na marachella di Montale Riprendiamo la discussione sulla recensione di Montale al Mameli di Leoncavallo( v. Montale e Leoncavallo ) alla luce della discordante versione di Marianna Montale. La cortesia dell’amico Stefano Moia mi obbliga a far seguire al post una … postilla. Mi segnala, infatti, l’esistenza di una lettera della   sorella del poeta sull’episodio discusso nell’articolo precedente. Segnalazione esatta, per la quale gli rendo debite grazie. Sull’argomento, Marianna Montale di lettere ne scrisse almeno due. Perché a quella del 2 maggio 1916 – destinata a Minna Cognetti e già nota al biografo Giuseppe Marcenaro ( Eugenio Montale , 1999) – se ne aggiunge ora una pubblicata nel 2006 (in Lettere da Casa Montale , a cura di Zaira Zuffetti). E’ datata 29 aprile 1916 e, come la maggior parte, è diretta all’amica fiorentina Ida Zambaldi. Il racconto dell’episodio è qui inserito in un contesto di attenzioni materne e di entusiasti...

Montale e Leoncavallo. La recensione di Montale al Mameli di Leoncavallo.

  Il Mameli : capolavoro o “rutto musicale”? Cent’anni fa – precisamente il 27 aprile 1916 – veniva presentata al teatro “Carlo Felice” di Genova l’opera Goffredo Mameli di Ruggero Leoncavallo, tributo del musicista alla causa della guerra. La scelta del soggetto risultò quanto mai appropriata al momento, e, forse anche per questo, l’opera suscitò vasti consensi, e fu replicata in varie città italiane. Successo soprattutto di pubblico, mentre da parte dei critici non mancarono riserve, anche se in genere l’esito complessivo fu giudicato soddisfacente. Così l’anonimo recensore del Corriere della Sera (28 aprile 1916), ne sottolinea il “garbo” e la “distinzione” della strumentazione, “varia, colorita”, “scevra di bizzarrie eccessive”; la ricchezza e la felicità della “vena melodica”; la discrezione nell’impiego di canti patriottici. E pronostica all’opera una “carriera forse non lunga”, ma “tuttavia tale da compensare la fatica non grande ...