mercoledì 9 agosto 2017

Vincenzi, Faust e Arlecchino



Recensione a

Marco Vincenzi, Faust e Arlecchino ovvero Liszt e Busoni: intersezioni nella vita, nel repertorio e nelle composizioni per pianoforte

in Busoni Arlecchino e il futurismo, Atti del Convegno, Empoli 13-14 marzo 2016, pp. 197-205 (v. post 6 giugno 2017).

Marco Vincenzi, musicista e direttore del Centro Studi Busoni, prende spunto dall’accostamento di Franz Liszt a Ferruccio Busoni proposto da Roger Scruton (su cui v. mio post del 2 febbraio scorso). Accostamento occasionale, suggerito dalla constatazione che tanto nell’incipit della Faust-Symphonie di Liszt quanto in quello dell’Arlecchino busoniano troviamo l’esposizione di tutti e dodici i suoni della scala senza ripetizioni; una procedura che oggi immancabilmente suggerisce un’anticipazione del procedimento dodecafonico. Il Maestro Vincenzi accoglie l’accostamento di Scruton come un invito a esplorare in maniera sistematica – nei limiti di un breve intervento – i rapporti tra i due grandi musicisti. 

Liszt e Busoni in due immagini affiancate
Liszt e Busoni in due espressive immagini affiancate

Il quadro che ne risulta fa apparire tutt’altro che casuale la coincidenza richiamata dal filosofo inglese. Naturalmente non si tratta di rapporti personali: nella vita Busoni incontrò Liszt una sola volta, all’età di undici anni, portatovi dal padre ossessionato dall’idea di far conoscere il suo enfant prodige. Incontro prontamente rimosso dal giovanissimo musicista. Il quale, da adulto, preferirà sostituirlo con un incontro… prenatale: racconterà che la madre, Anna Weiss, pianista di una certa notorietà, almeno in un’occasione si era esibita nella casa romana di Liszt, col futuro compositore ancora in grembo. Ben altrimenti importante, la presenza del musicista ungherese, nella vita artistica di Busoni, sia nell’attività concertistica che in quella più propriamente creativa. Presenza documentata da Vincenzi minuziosamente, con scrupolo filologico. Senza entrare in dettagli tecnici, mi limiterò qui a riportare qualche osservazione.


 
busoni con la madre anna weiss

Busoni con la madre, la pianista Anna Busoni Weiss
(dal sito museoschmidl.it)

Nella visione busoniana della storia – scrive Vincenzi – “Liszt portava a compimento un periodo, aprendone allo stesso tempo un altro: recuperando la polifonia bachiana, la fondeva con le conquiste formali di Beethoven e con le scoperte timbriche di Chopin. Così facendo, Liszt preparava la strada allo stesso Busoni, che – ritornando a Bach e “trasfigurandolo” – chiudeva il cerchio”. Non fa meraviglia, quindi, che negli scritti del nostro musicista risulti attestata così spesso l’ammirazione – e riconoscenza – per il poliedrico, brillante musicista ottocentesco.  “Le opere di Liszt divennero la mia guida e mi dischiusero una conoscenza intimissima della sua scrittura” leggiamo tra le citazioni riportate nell’articolo; “sul suo specialissimo ‘periodare’ basai la mia ‘tecnica’: gratitudine e ammirazione mi resero allora Liszt maestro e amico”. E ancora:  “Liszt sta a fondamento di tutti gli edifici musicali moderni e, in quanto fondamento, è sepolto sotto terra e rimane invisibile”. Più sinteticamente: “In fin dei conti proveniamo tutti da lui”, come si legge nella lapidaria citazione posta a emblematica conclusione dell’articolo.

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