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Busoni e la morte di Boccioni

    Boccioni, Autoritratto (1908)       La notizia della morte di Boccioni suscitò in Busoni sdegno oltre che dolore. Perché? Fu una reazione giustificata? In questo articolo affronteremo il problema alla luce delle relazioni fra i due artisti, del rapporto di Boccioni con l'interventismo e la guerra, e delle circostanze della sua tragica fine.     I rapporti Busoni-Boccioni Busoni fu tra i primi estimatori della pittura di Umberto Boccioni. Nel 1912 acquistò, per 4000 marchi, La città che sale (o La ville qui monte ), suscitando l’immensa gratitudine dello spiantato artista e l’entusiasmo di Marinetti e di tutta la chiassosa congrega futurista. Ma Ferruccio Busoni non era futurista. L’anno successivo, una visita a una mostra di scultura dell’artista lo lascia profondamente deluso. L’innegabile impegno artistico dell’autore, e le teorie da lui profuse a spiegarne la poetica sottostante, non smuovono Busoni dalla prima impressi...

Weindel: Pfitzner versus Busoni (libertà della musica o pericolo futurista?)

Recensione a Martina Weindel , “La ‘Freiheit der Musik’ (la libertà della musica) di Busoni versus ‘Futuristengefahr’ (il pericolo dei futuristi) di Pfitzner”. in Busoni Arlecchino e il futurismo , Atti del Convegno, Empoli 13-14 marzo 2016, pp. 157-172 ( v. Busoni Arlecchino e il f. ). Hans Pfitzner (dal sito ub.uni-frankfurt.de) Alla seconda parte del titolo del Convegno (… “e il futurismo”) dedica la propria ricerca la studiosa tedesca Martina Weindel. La traduzione del Manifesto marinettiano e la prima esposizione di futuristi a Berlino (1912) determinarono, in Germania, una polarizzazione tra conservatori e innovatori. Tutti coloro che i conservatori avvertivano come un pericolo per l’arte tràdita venivano promiscuamente accusati di ‘futurismo’. La vittima più illustre di questa semplificazione è forse Ferruccio Busoni. “Lasciai Berlino diffamato come futurista e mi ritrovo giudicato come non abbastanza progressista” scrive al figlio Raffaell...

Cermelli: Busoni e la "nuova commedia dell'arte"

Recensione a Giovanna Cermelli , “Romanticismo, tardo-romanticismo e maschere italiane”   in Busoni Arlecchino e il futurismo , Atti del Convegno, Empoli 13-14 marzo 2016, pp. 103-112 ( v. Busoni Arlecchino e il f. ). Giovanna Cermelli rintraccia le intricate radici della busoniana Nuova commedia dell’arte (titolo apposto dall’autore all’ Arlecchino e alla Turandot ) nella cultura romantica tedesca. Partic. della copertina del disco Urania historical records  (dal sito allmusic.com) La Turandot busoniana – pur nella sostanziale aderenza al testo di Gozzi – presuppone (per antitesi!) l’esaltazione degli aspetti tragici operata nella rielaborazione di Schiller. Ne dà un indizio evidente, per quanto paradossale, Busoni stesso, affermando di essersi ispirato al testo gozziano e non alla rielaborazione di Schiller. Il fatto è che con quella dichiarazione, apparentemente superflua, il compositore intendeva sottolineare la sua intenzione di preser...

Tammaro, Busoni e Sibelius

Recensione a Ferruccio Tammaro, “Busoni e Sibelius: un’amicizia complementare” in Busoni Arlecchino e il futurismo , Atti del Convegno, Empoli 13-14 marzo 2016, pp. 207-218 ( v. Busoni Arlecchino e il f. ). È un ben strano rapporto d’amicizia quello tra Busoni e Jean Sibelius rivelatoci da questo intervento di Ferruccio Tammaro. Si conobbero nel 1888 a Helsinki, dove il ventiduenne empolese aveva ottenuto una cattedra di pianoforte. Sibelius (un anno in più di Busoni) è ancora studente. Tra i due si instaura subito un rapporto di amicizia, cordiale ma asimmetrica: paternalistica e protettiva da parte del più giovane, deferente e piuttosto impacciata da parte del più anziano. Nonostante qualche bonaria riserva, Busoni lo stimava molto, gli voleva bene e, forte della stima che si era guadagnato negli ambienti più vivaci della cultura musicale europea, cercò sempre di aiutarlo a farsi strada.  Sibelius nel 1913 (da Wikipedia) Si stenta a credere che...

Vincenzi, Faust e Arlecchino

Recensione a Marco Vincenzi, Faust e Arlecchino ovvero Liszt e Busoni: intersezioni nella vita, nel repertorio e nelle composizioni per pianoforte in Busoni Arlecchino e il futurismo , Atti del Convegno, Empoli 13-14 marzo 2016, pp. 197-205 ( v. Busoni Arlecchino e il f. ). Marco Vincenzi, musicista e direttore del Centro Studi Busoni, prende spunto dall’accostamento di Franz Liszt a Ferruccio Busoni proposto da Roger Scruton ( su cui v. mio post del 2 febbraio scorso ). Accostamento occasionale, suggerito dalla constatazione che tanto nell’ incipit della Faust-Symphonie di Liszt quanto in quello dell’ Arlecchino busoniano troviamo l’esposizione di tutti e dodici i suoni della scala senza ripetizioni; una procedura che oggi immancabilmente suggerisce un’anticipazione del procedimento dodecafonico. Il Maestro Vincenzi accoglie l’accostamento di Scruton come un invito a esplorare in maniera sistematica – nei limiti di un breve intervento – i rapporti tra i due grandi m...

Salvadori, Prosecuzione e fine dell’Arlecchineide

Recensione a   Silvano Salvadori, “Prosecuzione e fine dell’ Arlecchineide : si riapra il sipario!” in Busoni Arlecchino e il futurismo , Atti del Convegno, Empoli 13-14 marzo 2016, pp. 61-74 ( v. Busoni Arlecchino e il f. ). Fatto un cenno al ruolo attivo da lui svolto – nella veste di Preside del Liceo scientifico “Il Pontormo” di Empoli – nel promuovere la magistrale traduzione della Zefferi ( vedi ) e la messa in scena del testo busoniano da parte degli studenti del Liceo, diretti dal prof. Lopez, Salvadori presenta brevemente caratteri e intenti dell’opera stessa. Osserva la quasi coincidenza di due dei personaggi principali (Arlecchino e Don Chisciotte) “nel ruolo di visionari che con sarcasmo smascherano i mali del mondo” e, sulle tracce di annotazioni diaristiche di Gottfried Galston, rivela la natura rigorosamente autobiografica della seconda scena. Ricerca, poi, le “intenzioni morali dell’autore” passando in rassegna le singole scene.  Un quad...

Traduzione italiana dell’Arlecchineide di Busoni

Recensione a     Monica Zefferi, “La prima traduzione italiana della seconda parte dell’Arlecchineïde di Ferruccio Busoni. Un libretto (quasi) sconosciuto”. in Busoni Arlecchino e il futurismo , Atti del Convegno, Empoli 13-14 marzo 2016, pp. 75-92 ( v. Busoni Arlecchino e il futurismo ). Il “libretto (quasi) sconosciuto” è un testo teatrale in tedesco, da Busoni pensato come continuazione di Arlecchino ovvero Le finestre , e lasciato, se non frammentario, certamente non rifinito, in una serie di fogli e foglietti manoscritti, incerto anche nel titolo, oscillante tra Arlecchino II , Harlekineide , Arlecchineïde . Nell’articolo qui recensito Monica Zefferi ce ne presenta la propria traduzione. Una pagina del manoscritto (dall’edizione KWB della Traduzione) Mette subito le mani avanti, la traduttrice, negando al suo lavoro ogni pretesa critico-filologica. Le ragioni di tanta prudenza (o modestia?) probabilmente vanno ri...